ANCONA – Sessant’anni fa era una frazione di Ancona, arroccata su una collina da cui si ammira il panorama: la città, il duomo e il mare. Oggi il Pinocchio è un quartiere collegato con il centro da due strade, più la terza che conduce a Montedago. La “piazzetta”, come amano chiamarla i residenti, è un trafficatissimo crocevia a cinque strade, via Pontelungo e via Madonnetta da una parte, via Maggini e via Montagnola dall’altra e, in mezzo, via Pinocchio che sale verso via Montedago e che poi scende di nuovo fino al cimitero. È un quartiere con pochi problemi, si vive bene, lo testimoniano i residenti, che intorno alla “piazzetta” e a via Pinocchio trovano tutto o quasi quello che serve: Poste, negozi, bar, farmacia, barbiere, pasticceria, pizzeria, gastronomia, tre panettieri, tabacchi, caffè e altro, insomma un po’ di tutto. I problemi sembrano cominciare tutti nel lungo incrocio a X, quella “piazzetta” trafficatissima dove non basta un attraversamento pedonale, con semaforo lampeggiante, a disincentivare gli automobilisti che sfrecciano in ogni direzione. Eppure lì ci sono i parcheggi a spina di pesce e la fermata dell’autobus, basta un’auto che esce dal parcheggio per rischiare una collisione. Bisognerebbe rallentare il flusso dei veicoli, dicono i residenti e i negozianti, magari con dei rallentatori, oppure con un passaggio pedonale sopraelevato.
Un incrocio pericoloso, insomma, su cui veglia lo sguardo vigile della statua di Pinocchio, realizzata nel 1954 proprio di fianco alla storica scuola, purtroppo chiusa dall’ultimo sisma. Ma il degrado al Pinocchio c’è, basta cercarlo. Marciapiedi in frantumi, buche sulle strade, ma l’amministrazione comunale sta correndo ai ripari, serve pazienza. Chi usa il sovrappasso che da via Madonnetta porta dall’altra parte della strada, quando scende i gradini si trova in mezzo a graffiti, sgorbi, una panchina completamente dipinta, bottiglie di birra lasciate sulle sedute, oppure rotte, per terra, o nelle aiuole. Dall’altra parte, oltre la scuola, la strada scende verso via Monte San Vicino e la prima area verde ospita una panchina horror, gli sfalci della zona accumulati sotto a un pino, poco più in là sacchetti dell’immondizia gettati nella vegetazione. Non è un gran spettacolo, ed è forte il contrasto con l’asfalto di via Monte San Vicino, rifatto di recente. La strada scende ancora, verso il parchetto, sulla sinistra, e il circolo sportivo-culturale-ricreativo Collodi, a destra. Peccato che tra il retro del circolo, pieno di graffiti e sgorbi, e le nuove costruzioni, pochi metri più in là, ci sia un cumulo di detriti con tanto di oggetti abbandonati come in una discarica. Di fronte il campo da calcetto e quello da basket: i muretti sono tutti ampiamente decorati con le bombolette dei writers, appeso a una rete, a diversi metri d’altezza, c’è un monopattino – chissà come c’è finito – sul campo da basket anche un carrello della spesa con una bottiglia d’acqua, sembra un remake della Strada, il romanzo di McCarthy.









Eppure oltre il circolo c’è la palestra di via Monte Carpegna, rinnovata pochi anni fa. Un quartiere di contrasti, insomma: una “piazzetta” che sembra un’autostrada e a pochi metri vie dimenticate, case popolari e dall’altra parte le ville di via Montedago, nuove abitazioni che sorgono vicino ad aree in stato di semiabbandono. Chi esce dalla pizzeria in via Pontelungo, se con lo sguardo supera il caos del traffico che sfreccia a un metro, scorge dall’altra parte il duomo. Una collina privilegiata che tanti anni fa, si dice, prese il nome dai “pinochi”, cioè i pinoli che producevano alcuni tipi di pini presenti in zona. Solo dopo aver acquisito il nome Pinocchio, infatti, arrivò la statua emblema del quartiere, che si dice sia stata la prima dedicata al personaggio di Collodi. Non proprio un quartiere da fiaba, ma certamente a misura d’uomo, anche se non guasterebbe un po’ più d’attenzione a traffico, degrado, verde e sporcizia.