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Riscaldamento globale, l’esperto: «Nelle città temperature più alte di 5-6 gradi. Il Mediterraneo l’area più a rischio»

Uno studio pubblicato su "Nature Medicine", che prende in esame le città europee, stima 2,3 milioni di decessi entro il 2099 per il caldo. Ne parliamo con il docente di Fisica tecnica ambientale Giorgio Passerini

Foto di archivio

Sono italiane quattro delle dieci città europee nelle quali si prevede entro la fine del secolo il più alto numero di vittime dovute alle temperature in aumento. Si tratta di Roma, Napoli, Milano e Genova. Emerge da uno studio pubblicato sulla rivista Nature Medicine, guidato dalla London School of Hygiene & Tropical Medicine, al quale hanno partecipato per l’Italia l’Università Ca’ Foscari di Venezia, l’Asl Roma 1 e l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra).

Giorgio Passerini
Il professor Giorgio Passerini

La ricerca, che stima 2,3 milioni di decessi entro il 2099, ha preso in esame 854 città europee. Lo stesso studio ha evidenziato che il 70% dei morti si potrebbero evitare con un’azione rapida e urgente per ridurre le emissioni di carbonio.
Sempre su Nature Medicine, nei mesi scorsi, era stato pubblicato un altro studio, coordinato dall’Istituto de Salud Global de Barcelona, secondo il quale nel 2023, in Europa, sono stati registrati oltre 47mila decessi a causa delle temperature elevate. Di questi, circa 1 su 4, ovvero 12.743, si sono verificati in Italia.

L’Europa si conferma come l’area nella quale il cambiamento climatico sta manifestando maggiormente i suoi effetti. Lo studio ha preso in esame le città perché in queste zone si crea la cosiddetta ‘isola di calore urbano’, spiega il professor Giorgio Passerini, docente di Fisica Tecnica Ambientale all’Università Politecnica delle Marche, a causa dell’eccessiva cementificazione e della scarsità di aree verdi «le temperature possono essere di 5-6 gradi più elevate che in altre aree». A causare il surriscaldamento nelle città sono anche le misure messe in atto per adattarsi alle temperature sempre più elevate, ovvero l’uso massiccio dei condizionatori in estate.

«I condizionatori – spiega l’esperto – consumando energia producono calore, che non fanno altro che esacerbare il problema. Il Mediterraneo è l’area che sta subendo maggiormente gli effetti del global warming (surriscaldamento globale) e neanche il mare riesce più a mitigare il calore, perché la temperatura superficiale dell’acqua ormai è sempre più vicina a quella dei mari tropicali. Il surriscaldamento, oltre a far aumentare le temperature medie, innesca anche dei meccanismi che producono maggiore vapor d’acqua che a sua volta fa accrescere il livello di umidità, causando un maggior rischio di decessi in estate».

«Si stima – prosegue – che per ogni grado di temperatura superficiale del mare si produca un 7% in più di vapore d’acqua in atmosfera, che accentua l’afa la quale provoca debilitazione e può portare nei soggetti più deboli persino alla morte», conclude.