Ancona-Osimo

Traffico di piante rare dal sud America, due condanne in primo grado ad Ancona

Il tribunale dorico ha condannato due italiani a risarcire per il danno ambientale cagionato dall'estirpazione di piante protette dalle convenzioni internazionali

Sotto sequestro da parte dei carabinieri forestali cactus e piante rare trovate a Morciano di Romagna e Senigallia
Sotto sequestro da parte dei carabinieri forestali cactus e piante rare trovate a Morciano di Romagna e Senigallia

ANCONA – Sono due le persone condannate in primo grado dal tribunale di Ancona per traffico illecito internazionale di piante rare e cactus dal Sudamerica. La sentenza del giudice dorico, che non è quella definitiva, è arrivata a oltre quattro anni dalla conclusione delle indagini da parte del nucleo Cites di Ancona dei Carabinieri forestali con cui si era fatta luce su un commercio di centinaia di piante tutelate dalle convenzioni internazionali poiché ritenute a elevatissimo rischio di estinzione. 

Il giro di affari che due cittadini italiani avevano messo in piedi tra Marche ed Emilia Romagna era dell’ordine di un milione di euro: durante alcuni viaggi in Cile, Messico e Argentina erano state illegalmente estirpate numerose piante rare e succulente, poi importate in Europa attraverso l’invio di “pacchi postali” per aggirare i controlli e la normativa Cites. 

Tra i clienti c’erano una ventina di collezionisti e trafficanti sia italiani che stranieri, interessati proprio dalla rarità di quelle specie dell’America latina, in particolar modo per quelle della specie Copiapoa, provenienti dal deserto dell’Atacama in Cile, da cui prese origine il nome dell’operazione condotta dai carabinieri forestali dorici. Al sequestro di centinaia di piante seguirono poi, dopo un primo momento di cura presso l’Orto Botanico dell’Università di Milano, le operazioni di “rimpatrio” nei paesi di origine e alla reintroduzione nello specifico ambiente naturale.

Parte civile nel processo che si è svolto ad Ancona era l’Associazione per la Biodiversità e la sua Conservazione (ABC), rappresentata dallo studio legale DLA Piper che ha fornito anche assistenza pro bono all’International Union for Conservation of Nature and Natural Resources (IUCN).

Il giudice ha condannato i due imputati, rispettivamente, a 18 mesi di arresto e 25 mila euro di ammenda, e a 12 mesi di arresto e 18 mila euro di ammenda, oltre al pagamento di 4.500 euro per le spese legali; pena sospesa condizionata al versamento ad ABC della somma di 20.000 euro, stabilita a titolo di risarcimento del danno, entro 60 giorni dal deposito della sentenza.

ABC ha dichiarato di voler direttamente impiegare le somme che saranno ricevute per sostenere attività finalizzate alla conservazione dei cactus in natura in Cile, per promuovere campagne di sensibilizzazione sull’importanza dei cactus del genere Copiapoa e per sviluppare progetti di reintroduzione delle piante in natura.

La decisione del Tribunale di Ancona rappresenta un passo importante, non solo perché riconosce alla parte civile un risarcimento economico già quantificato ed immediatamente esecutivo – risultato non così frequente nella prassi – ma anche perché conferma che le associazioni per la conservazione della biodiversità possono intraprendere azioni legali per reati che danneggiano la loro missione, aprendo la strada a futuri casi simili.

Di sentenza storica per la protezione della natura, per il ruolo delle associazioni di tutela della biodiversità e contro il traffico di piante ha parlato Federico Lucariello, uno degli avvocati del team legale di DLA Piper guidato dalla partner Raffaella Quintana e composto anche dagli avvocati Ornella Belfiori e Francesca Cannata, nonché dai trainee Maria Chiara Panichi e Matteo Nicolì. 

«Questa sentenza stabilisce un precedente importante per la protezione dell’ambiente – ha dichiarato Lucariello – riconoscendo il ruolo centrale delle associazioni dedite alla tutela della biodiversità: il risarcimento concesso alla parte civile rappresenta un grande passo avanti in tal senso. Sin dall’inizio, ABC ha dichiarato l’intenzione di destinare l’importo ad attività di protezione delle piante succulente, spesso al centro del traffico illegale. L’esito del primo grado del processo dimostra che i danni ambientali e alla biodiversità possono essere tutelati efficacemente in tribunale. Siamo dunque orgogliosi di aver contribuito pro bono a questa causa attraverso il nostro supporto legale».