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Costi energetici alle stelle, nuova stangata sulle imprese. Fipe Confcommercio Ascoli lancia l’appello ai parlamentari

Spese insopportabili per le piccole aziende e i pubblici esercizi. Daniele Fabiani denuncia la situazione, con bollette raddoppiate rispetto al periodo precedente

daniele fabiani, presidente Fipe con Fausto Calabresi presidente Confcommercio provinciale ascoli

ASCOLI – Confcommercio Ascoli torna a lanciare l’allarme sugli aumenti dei costi energetici, insopportabili per le piccole aziende e i pubblici esercizi, già in difficoltà vista la limitata affluenza dei consumatori. L’appello, lanciato attraverso la FIPE, federazione dei pubblici esercizi guidata da Daniele Fabiani, descrive la vera e propria “stangata” arrivata a bar, ristoranti e piccoli esercizi, con bollette raddoppiate rispetto al periodo precedente: si segnalano anche casi di incremento del 300%. Una situazione insostenibile per molte imprese del settore, che rischia di penalizzare fortemente non solo la ripresa ma anche determinare conseguenze negative sull’occupazione.

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Scelta tra chiusura e licenziamenti

«Non solo quelli elettrici ma anche i costi idrici sono in parte aumentati e si attendono le bollette del gas – sostiene Fabiani -. In questo modo le centinaia di imprese del sistema turistico provinciale, una delle leve strategiche di crescita economica del territorio, si troveranno a breve di fronte alla scelta drammatica di chiudere o di proseguire l’attività contraendo al massimo i costi, a discapito in entrambi i casi dei livelli occupazionali complessivi, considerando insieme titolari e lavoratori».

Insomma un altro fattore imprevisto che sta mettendo in crisi centinaia di imprese della ristorazione e dell’accoglienza, dopo gli effetti drammatici delle norme sul covid che hanno costretto alla chiusura l’intero comparto.

Appello ai parlamentari e agli enti locali

Ai parlamentari ed alle amministrazioni locali la Fipe chiede di «rappresentare, nelle rispettive sedi di competenza, i problemi reali del mondo imprenditoriale e di adottare soluzioni adeguate a ridurne i costi».

Se i fattori internazionali che avrebbero fatto schizzare in alto i prezzi dell’energia, a cominciare dalla crescita impetuosa della domanda dopo il rallentamento per covid ed ora il rischio di una guerra in Ucraina – con le possibilità del blocco dei gasdotti che riforniscono l’Europa – sarà difficile per le istituzioni nazionali o locali poter influire per modificare questa dinamica. E ciò ripropone con forza la questione delle alternative energetiche alle fonti fossili, di cui si parla già da decenni.