Jesi-Fabriano

Jesi, di nuovo alla città il Teatro Studio “Valeria Moriconi”. «Fu lei a volere fosse tale»

Al taglio del nastro, dopo sei anni di chiusura e lavori per 660mila euro iniziati nel febbraio 2023, le parole di Marco Cercaci, avvocato, regista e assessore alla cultura quando, a inizio anni 2000, si decise di fare della ex chiesa uno spazio teatrale

Teatro Moriconi, la riapertura

JESI – Jesi ritrova il Teatro Studio Valeria Moriconi. Al taglio del nastro, dopo sei anni di chiusura e lavori per 660mila euro che – iniziati nel febbraio 2023 – sono serviti in particolare alla messa a norma antincendio e all’adeguamento dell’acustica, presente anche Marco Cercaci, avvocato, regista e assessore alla cultura quando, a inizio anni 2000, si decise di fare della ex chiesa del complesso San Floriano di piazza Federico II, uno spazio teatrale. «Fu proprio Valeria Moriconi – ha ricordato Cercaci – ad avere l’intuizione che questo dovesse essere, in particolare, un “teatro studio”, uno spazio eccezionale dove produrre, rappresentare, fare didattica e avvicinare giovani al teatro. Attività che è il sale della cultura».

E la figura di Valeria Moriconi, cui il teatro venne intitolato alla sua scomparsa nel 2005, è tornata anche nelle parole del sindaco Lorenzo Fiordelmondo che ha ricordato quelle che la grande attrice jesina disse in occasione della inaugurazione della struttura nel 2002: «“Il teatro c’è, è vostro, dovete viverlo” disse la Moriconi e oggi riapriamo questo spazio nel giorno (ieri, 20 luglio, nda) degli 80 anni dalla Liberazione di Jesi dal nazifascismo, consapevoli che teatro e cultura sono elementi di libertà e di democrazia».

È stato il professor Manuel Orazi a ricordare il lavoro dell’architetto Italo Rota, scomparso lo scorso febbraio, che curò la prima progettazione dell’allestimento del teatro studio. La guida Cristina Fabbretti ha invece ripercorso la storia di una struttura ricavata nell’ex-chiesa fin dal secolo XII dedicata a San Floriano, sconsacrata e indemaniata dopo il 1860. L’attuale forma deriva dalla trasformazione del 1743. Ad affrescare la cupola con le Storie di San Francesco nel 1855 fu Luigi Mancini, pittore jesino anche dell’ingresso di Federico II sul sipario storico del Pergolesi.

Proprio la cupola era, nell’originario allestimento del Teatro Studio, coperta dai palloni che erano stati scelti come soluzione per l’acustica. Ora, il cambiamento. «Per ottimizzare l’acustica abbiamo 96 panelli, fonoassorbenti come pure i sipari nelle nicchie alle pareti, realizzati dal laboratorio della Fondazione Pergolesi Spontini – ha spiegato Lucia Chiatti, che ne è direttrice generale – frutto di misurazioni e studi volti a ridurre il riflesso. Gli interventi di ottimizzazione acustica dello spazio realizzati consentono di correggere la riflessione delle onde sonore adattando l’acustica ai vari tipi di eventi ospitati, e fanno di questo teatro un luogo davvero polifunzionale, capace di accogliere la grande ricchezza dei linguaggi dello spettacolo dal vivo. Ricordo in questa occasione il nome dell’esperto, tra i maggiori del settore, che ha fatto le misurazioni acustiche e la relazione tecnica scientifica sulle necessità di miglioramento, Marco Facondini, scomparso nel 2021, sulla base del quale si è sviluppato il progetto messo a punto dal direttore tecnico della Fondazione, Benito Leonori, dall’ingegnere Pietro Bucari e dall’architetto Federico Martini».

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