POLLENZA- Jamie, all’anagrafe Aziz Gazzella, classe 2002, è un cantante pop-punk originario di Pollenza. Il giovane artista, al Phoenix Festival 2024 di Camerino, ha aperto il concerto di Rose Villain, la quale recentemente ha partecipato al Festival di Sanremo. L’ultimo singolo da lui lanciato si intitola “Gabbia Toracica”.
Com’è nata questa sua passione per la musica?
«In realtà non ne ho idea. Mi spiego meglio, fin da quando sono piccolo sono stato circondato da musica, mio padre suonava la tastiera, mamma ballerina e super fan di Michael Jackson, e quindi ero costantemente bombardato da tutti i lati. Stranamente però, questo non mi ha spronato ad avvicinarmi alla musica, almeno fino all’età di 14/15 anni circa, quando ho iniziato a scrivere i primi testi che erano a dirla tutta poesie. Poesie che scrivo tuttora, ogni tanto, e che mi aiutavano ad esprimere quei dilemmi adolescenziali di cui avevo paura di parlare apertamente con chi conosco».
Da dove nasce l’esigenza di esprimersi con le sue parole in musica?
«Ritornando alla domanda di prima, le mie parole si trasformano in musica in maniera seria qualche anno fa. Dico in maniera seria perché fino ai 17 anni ho fatto rap con amici, ma essenzialmente per gioco e per provare, poi purtroppo nel 2021 ho perso mia sorella nella sua lotta per la salute mentale. Possiamo dire che è stata la miccia che mi ha fatto voler scrivere per parlare di salute mentale e di ciò di cui ho sempre avuto paura di parlare».
“Gabbia Toracica” è il suo ultimo singolo, qual è la sua genesi? E il messaggio che vuole lanciare?
«“Gabbia Toracica” è nato come un esperimento, volevo creare una ballad pop-punk, e grazie a Moka ci sono riuscito. “Gabbia Toracica” parla di quella prigione in cui viviamo quando un amore ci fa del male; una prigione da cui dobbiamo liberarci. Il suo punto di forza credo stia nelle parole, semplici ma dirette, in cui tutti possiamo ritrovarci».

Ai giovani della generazione Z, che cosa sente di dirgli?
«Sento di dire di essere sempre loro stessi. Questa vita non deve essere vissuta nell’ansia dei giudizi altrui, nella paura che le cose vadano diversamente da come vorremmo, e per questo non tentare neanche. Credo che la mia generazione abbia molta paura di fallire, ma anche molta voglia di fare. In realtà sono felice dell’intelligenza emotiva della mia generazione. Abbiamo le carte in regola per cambiare il mondo».
Ha dei progetti in cantiere?
«Assolutamente! A marzo uscirà il prossimo brano, e stiamo chiudendo il progettone, ma acqua in bocca per ora (ride)!»
Il suo sogno nel cassetto?
«I sogni non vanno mai svelati. Posso dire che spero sicuramente di migliorare come artista, e per ora di finire la mia laurea!»