PESARO – Il colpo alla sala slot preparato qualche giorno prima, ma il complice lo ha saputo la sera stessa. Le maschere di Albert Einstein e il fucile a canne mozze erano state comprate su internet.
Udienza di convalida dei due rapinatori della sala slot Sisal Wincity di via Ponchielli. Ma è ancora mistero su parte del bottino non ritrovato. Davanti al giudice due italiani di 28 e 30 anni. Difesi dall’avvocata Marianna Galtieri hanno fornito la loro versione dei fatti separatamente. Il 30enne di origini napoletane, ancora in affidamento in prova per un definitivo di 10 anni rimediato per una serie di rapine, ha ammesso gli addebiti. Ha spiegato di aver comprato il fucile a canne mozze e le maschere dello scienziato su Internet nei giorni precedenti la rapina. Ma è emerso che lo avrebbe detto al suo complice solamente quella sera, quando i due erano molto alticci. Poi la rapina e la fuga finita con l’arresto in un residence in zona mare.
Il bottino è da 36mila euro. Circa 25.000 euro il denaro complessivamente recuperato dagli investigatori. In parte era nel residence ma una parte è stata ritrovata in strada, lanciati durante la fuga. Mancano all’appello circa 11mila euro ma i due hanno spiegato di non sapere dove possano essere perché parte del denaro è stata lasciata nella corsa in auto e a piedi per le vie del centro. I due hanno categoricamente negato di essere gli autori delle rapine avvenute tra ottobre e novembre alle sale slot di Pesaro e Montecchio, in cui i protagonisti erano mascherati con le effigi della serie tv La Casa di Carta.
Il 28enne, già condannato in passato a 4 anni per rapine, ha spiegato di non aver saputo nulla del colpo sino alla sera stessa, quando gli è stato proposto dal complice.
I carabinieri li hanno subito intercettati ma la loro fuga è finita in via Mazza dove sono rimasti bloccati e sono scappati a piedi. Nella concitazione, hanno lasciato in auto il cellulare e il giubbotto. Dentro c’erano i documenti, così è partita la ricerca e il ritrovamento nel residence.
L’arresto è stato convalidato e visti i precedenti, il possibile pericolo di fuga o inquinamento delle prove, il giudice ha disposto la misura cautelare del carcere.